Bambini omaggio e impostazioni locali(tratto dall'interessantissimo blog sulla terminologia che trovate qui)
Traduzione in inglese della pubblicità di un'agenzia di viaggi italiana: Risultato: a chi prenota vengono offerti dei bambini in omaggio ma la vacanza dovrebbe avere costi stratosferici, perlomeno se proporzionali ai potenziali risparmi, visto che in inglese la virgola è il simbolo separatore delle migliaia e non dei decimali e, anche se manca uno zero, a colpo d'occhio la cifra tende ad essere interpretata come duecentomila euro... Beh, chi lavora nella localizzazione non avrebbe fatto questo errore . E a proposito dei "bambini gratis": free in questo caso non è un aggettivo ma un avverbio (come gratis in italiano) e andrebbe posposto al sostantivo.
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Uova orientali? Forse no... (Easter egg e sorprese)Visto sul Corriere della sera online: Nel frattempo gli errori più vistosi sono stati corretti, ma il giornalista aveva fatto confusione (viluppo?!) tra eastern (orientale) e Easter (Pasqua) e sul plurale dei sostantivi stranieri (in italiano rimangono invariati), però mi ha fatto venire in mente i tempi in cui i prodotti Microsoft avevano ancora gli Easter egg: quelli di Windows 95 e Windows 98 includevano anche i nomi di alcune persone del team di localizzazione di Windows, allora ancora a Dublino, e faceva piacere vedere comparire sullo schermo il nome di amici e colleghi. Tornando all'articolo, da un punto di vista linguistico ho trovato curioso che il giornalista abbia scelto il genere femminile per Easter(n) egg. Di solito, come dicevo in un altro post, per i prestiti entrati in italiano si tende a privilegiare il maschile ma si opta per il femminile se il termine inglese richiama un sostantivo italiano femminile. Il giornalista probabilmente ha pensato a eggs (plurale) e quindi a uova e ha applicato la regola, forse senza pensare che al singolare uovo è maschile: una ricerca in rete conferma che nella maggioranza dei casi in italiano Easter egg viene considerato un sostantivo maschile. L'altro spunto interessante, perlomeno per me, è vedere come la propria cultura di appartenenza (intesa come un sistema condiviso di conoscenze con cui interpretare la realtà) possa influenzare il significato che si attribuisce a termini stranieri che, apparentemente, sono del tutto trasparenti.
Non ho mai avuto tra le mani uova di Pasqua americane ma suppongo che non abbiano la sorpresa. L'usanza italiana non è la norma: ad es. in Gran Bretagna e Irlanda ma anche in Finlandia e in Germania, perlomeno fino a qualche tempo fa, le uova di Pasqua erano vuote oppure all'interno si potevano trovare caramelle o cioccolatini, ma non giochini o paccottiglia varia come da noi. Non a caso gli ovetti Kinder, idea italiana, hanno avuto un gran successo all'estero. Le spiegazioni in inglese per Easter egg confermano che l'analogia usata nel mondo informatico non fa riferimento al contenuto delle uova di Pasqua ma alla Easter egg hunt, una specie di caccia al tesoro in cui si va alla ricerca di uova (più di una) che sono state nascoste: anche trovare gli Easter egg nel software richiede tempo e un certo sforzo. Ecco così che definire gli Easter egg come "sorprese", pensando al contenuto delle uova di Pasqua, è una spiegazione influenzata dalla cultura italiana. Se vogliamo proprio cercare il pelo nell'uovo non è un'interpretazione del tutto corretta ma in questo caso è comunque efficace.
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